Quando il racconto di Shirley Jackson La lotteria venne pubblicato per la prima volta sul New Yorker il 26 giugno 1948, la redazione fu subissata da una valanga di lettere di lamentela e alcuni dei lettori decisero di disdire il proprio abbonamento al settimanale.
La storia, brevissima, mostra come siamo disposti ad accettare le più atroci crudeltà perché si è sempre fatto così. Il tradizionale rito della lotteria — un’attività civica come le altre — ha subito nel tempo alcune modifiche legate agli aspetti più esteriori o a motivi di praticità, ma il suo centro è rimasto invariato dai tempi più remoti, e così le persone che vi partecipano (i bambini in prima fila):
“The people had done it so many times that they only half listened to the directions; most of them were quiet, wetting their lips, not looking around.”
E, sottolineano i vecchi, l’usanza va preservata e coloro che provano a fare diversamente non sono altro che “pack of crazy fools”.
Ma il tema profondo del racconto è quello sempre ricorrente nelle narrazioni dell’autrice: una brutalità profonda che impregna la quotidianità e che lascia di ghiaccio non appena rivelata. Come le parole di Mary Katherine Blackwood nelle prime pagine di Abbiamo sempre vissuto nel castello:
«Mi sarebbe piaciuto entrare lì dentro una mattina e vederli tutti quanti, compresi gli Elbert e i loro figli, sdraiati a terra e in lacrime, a morire di una morte atroce. Allora mi sarei servita da sola calpestando I corpi, pensai, prendendo quello che mi pareva dagli scaffali, e poi me e sarei tornata a casa, ma forse prima di uscire avrei mollato un calcio a Mrs. Donell. Non mi sentivo in colpa nemmeno un po’ ad avere questi pensieri; speravo solo che si avverassero.»
Non a caso, dunque, il vincitore della lotteria viene lapidato dai propri compaesani, subendo un supplizio che si basa su un atto antichissimo di ferocia collettiva. E più atroci risuonano, infine, le parole di Tessie Hutchinson “Wouldn’t have me leave m’dishes in the sink, now, would you, Joe?”, come se nel presagio della morte lasciare la casa in disordine fosse il vero comportamento inaccettabile.
L’immagine che accompagna questo articolo è tratta da The Lepidoptera of Ceylon. London, L. Reeve & co. [1880-1887]