Sulla voce che narra Empusium

La visuale è offuscata dagli sbuffi della locomotiva a vapore che si srotolano sulla piattaforma. Per vedere tutto bisogna affacciarsi da sotto, lasciarsi accecare un istante dalla nebbia grigia fino a che lo sguardo che affiora da questo tentativo non diventi aguzzo, penetrante e onniveggente.
E allora scorgeremo le lastre della piattaforma, quadrati invasi da steli di gracili pianticelle, uno spazio che vuole a tutti i costi mantenere ordine e simmetria.

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Ibridi e creature liminali

“È orribile! Non le sofferenze e la morte degli animali sono orribili, bensì il fatto che l’uomo, senza nessuna necessità, fa tacere in sé il sentimento elevato di simpatia e di compassione verso esseri viventi come lui, e diventa crudele, facendo violenza a sé stesso”

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Brutti cigni e begli anatroccoli

Immaginare il futuro alla luce del proprio passato, creando un perimetro intorno alle possibilità da venire. Essere all’altezza di sé stessi, fidarsi del giudizio degli altri, rassegnarsi. Cambiare le cose o decidere di osservarle passare. Il dottor Cardoso prova a scrollare Pereira.

“La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro.”

Qualche giorno fa è uscita su Carmilla la mia lettura di Destino zoppo, l’ultimo lavoro dei fratelli Strugackij, che parla, anche, di questo.

L’immagine che accompagna quest’articolo è tratta da Shotaika kachō gafu:
bijutsu ōyō, Fukui Gessai, Ōsaka-shi [1898].