Chi sono i nostri personaggi?

In Ricordi dal Sottosuolo, il narratore a un certo punto scrive così:

“Nei ricordi di qualsiasi uomo vi sono cose che egli non rivela a tutti, ma forse solo agli amici. Ve ne sono anche di quelle che egli non rivela neanche agli amici, ma forse soltanto a se stesso, e per giunta sotto il vincolo del segreto. E infine ci sono cose che l’uomo ha paura di svelare persino a se stesso; durante la sua vita ogni onest’uomo ha ammucchiato un po’ di cosette di questo genere; anzi, si può perfino dire questo: quanto più una persona è onesta, tanto più numerose sono in lei le cosette di questo genere.”

Isolato dal contesto, questo brano può essere un buon punto di partenza per provare a indagare come sono fatti i nostri personaggi. Le cosette di cui parla Dostoevskij costituiscono, infatti, i segreti dai quali scaturiscono i conflitti vissuti dal personaggio. Sono il nocciolo della sua identità, la sua ferita. La storia procederà proprio dalla tensione creata tra questa ferita e la necessità di affrontarla per ottenere ciò che il personaggio desidera.

Ragionare su questi aspetti può essere dunque un modo per affrontare la creazione del protagonista e dei personaggi con i quali entra in relazione e per capire che direzione dare alla sua trasformazione.

L’immagine che illustra questo articolo è tratta da The Journal of the Museum of Comparative Oology. Santa Barbara, Calif.[1919-1922]

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